Sono cresciuta a due passi dalla Val di Scalve, in provincia di Bergamo ma schiacciata tra quella di Sondrio e quella di Brescia, eppure ci sono voluti vent’anni e un reportage da scrivere per condurmi seriamente alla scoperta di questa piccola valle alpina e della sua bellezza. Credo fosse quel genere di territorio che sta lì, vicino, per cui si finisce sempre a dire “Prima o poi ci vado” senza mai darsi il tempo e il modo di farlo per davvero. Ma alla fine ce l’ho fatta.

Una valle angusta, stretta, e ripidi pendii che si tuffano nel Dezzo, azzurro e sassoso. Quattro comuni (Azzone, Colere, Vilminore e Schilpario) e tante frazioncine, sbriciolate come biscotti qua e là nelle pieghe di pascoli e rocce. Questo è la Val di Scalve. E, insieme, paesaggi mozzafiato, wilderness di poco addomesticata, i giganti delle Orobie a ombreggiare sentieri che raccontano storie di vite vissute, fatica e fierezza. Per me, la Val di Scalve è stata la selvaggia piccola frontiera dietro casa.

Panorama sulla Val di Scalve dal Rifugio Albani (1939 metri slm)

Una storia di ferro e miniere

Partiamo dal nome. Val di Scalve deriverebbe infatti dalla parola celtica skalf, cioè “fessura”, in virtù della conformazione aguzza e ripida della vallata, abbracciata com’è da una cerchia di montagne tra cui spiccano il Massiccio della Presolana, il Pizzo Tornello, il Cimon della Bagozza e il Pizzo Camino. Ai tempi dei Romani, però, questa valle era nota come Vallis Decia, cioè Valle del Dezzo, e conosciuta principalmente a causa di una caratteristica che agli antichi interessava ben più della bellezza paesaggistica: la grande presenza di ferro.

I Romani furono i primi ad avviare l’estrazione mineraria che tanto segnerà nel corso dei secoli la Val di Scalve.

Poi fu la volta dei Longobardi, del Sacro Romano Impero e di una serie di passaggi di mano e di feudo che ebbero come esito ultimo il sollevamento della popolazione scalvina. Si costituì così la Comunità di Scalve da parte delle Vicinie, aggregazioni di famiglie locali (i “fuochi”) il cui sodalizio ebbe il merito di proteggere l’autonomia della valle anche per quanto riguardava l’estrazione del ferro locale. Insomma il ferro tirava e gli scalvini non avevano intenzione di farselo sottrarre dalla potenza di turno: e infatti non esitarono a chiedere l’annessione alla Repubblica Veneta pur di mantenere intatti i propri privilegi che riguardavano, appunto, anche la possibilità di sfruttare liberamente le proprie miniere e di vendere il materiale estratto. Nel 1796 il territorio passò sotto il governo napoleonico e l’attività estrattiva subì una contrazione. La colpa non fu tanto di Napoleone quanto dell’incapacità da parte dell’industria mineraria locale di stare al passo con le trasformazioni tecnologiche messe in atto dalla rivoluzione industriale.

La situazione cambiò nuovamente negli anni Trenta del Novecento, quando la politica autarchica del governo fascista e la richiesta di acciaio per gli armamenti spinse le grandi società siderurgiche nazionali (come la Falck o la Ferromin) a rilevare le concessioni minerarie scalvine e a potenziare l’attività estrattiva. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, però, le miniere tornano a languire. Chiudono i siti estrattivi al passo della Manina, chiude il forno fusorio di Dezzo e la lavorazione del materiale viene spostata nel Milanese. Infine, nel 1972, chiudono definitivamente anche le miniere di Schilpario e della Presolana.

L’era del ferro, in val di Scalve, è giunta al termine.

Un presente che guarda al futuro

Del passato minerario scalvino oggi rimangono ricordi, racconti, cunicoli sotto le montagne e nostalgici innamorati del sottosuolo che vanno a caccia di minerali. Rimane anche la possibilità di visitare le miniere di Schilpario, grazie all’associazione Ski-Mine che ha messo in sicurezza un percorso guidato di grande impatto, capace di trasmettere ciò che è stata l’estrazione mineraria per questa piccola e fiera valle.

Oggi i quattro paesi della Val di Scalve e le loro frazioni sono territori di villeggiatura, vacanza, escursionismo in estate e sci alpino in inverno. L’abbandono delle miniere ha portato in passato molta gente a emigrare e a cercare lavoro altrove, ma oggi la tendenza sta cambiando. Si sta facendo largo un’attenzione crescente al turismo lento, al trekking, alle potenzialità di un paesaggio alpino di grande bellezza, ricco di sentieri e percorsi alla portata di tutti e al tempo stesso capace di offrire sapori autentici, storia, cultura, tradizioni.

Vi lascio qui alcuni spunti vari:

  • Escursione alla Diga del Gleno, importantissima per comprendere a pieno la Val di Scalve e la sua storia recente. Nel 1923 infatti questo sbarramento del torrente Gleno crollò, distruggendo le frazioni sottostanti e causando centinaia di morti: oggi della diga restano solo due tronconi, collocati in un ambiente naturale di enorme suggestione naturalistica e facilmente raggiungibile dall’abitato di Pianezza (Vilminore).
  • Visita all’ecomuseo delle Miniere di Colere. Sito nelle vecchie laverie, cioè l’edificio dove il ferro proveniente dalle miniere in Presolana veniva lavato, il museo è una importante testimonianza del passato minerario della Val di Scalve. Racchiude oggetti d’epoca, fotografie e minerali.
  • Salita al Rifugio Albani (1939 metri slm). Trattasi di percorso montano a tutti gli effetti, indicato per escursionisti esperti. In circa tre ore da Colere si raggiunge il Rifugio, posto ai piedi della parete nord della Presolana: merita una sosta notturna, sia per le ottime cene offerte da Sandra, sia per l’immane quantità di stelle visibile da lassù nelle notti limpide.
  • Tour gastronomico dei sapori scalvini. Oltre alle “creste scalvine” (ravioli la cui forma richiama le creste montane che circondano la valle), provate senza dubbio i licheni con le patate e la spalla di Schilpario, insaccato dal gusto saporito che si mangia con la polenta. Immancabili anche i formaggi locali, come la Formagella Scalvina o il Nero della Nona.

Il mio elenco è solo indicativo! Non starò a elencarvi qui tutte le bellezze della Val di Scalve, perché finirei per “copiare” le informazioni che altri hanno già trovato e categorizzato meglio e prima di me. Sul sito VALDISCALVE.IT potete trovare tutte le informazioni aggiornate e precise su sentieri, percorsi, alloggi, dove mangiare, cosa vedere e cosa fare ad Azzone, Colere, Schilpario e Vilminore.

Se invece volete leggere le storie che andrò man mano a raccogliere dalla Val di Scalve, cliccate sul link sottostante!