lunedì , 24 Giugno 2024

Terre alte e nuove generazioni: nel rapporto sul turismo enogastronomico 2023, i dati dell’approccio al cibo di montagna

Più curiosità per i ristoranti gourmet e meno per la ricerca dei ristoranti storici. Più attrazione per le proposte di turismo enogastronomico in quota e meno per la visita ai luoghi di produzione. Più ricerca di percorsi da fare in autonomia, e meno di mercati tipici e botteghe tradizionali. A tracciare le differenze tra l’approccio al cibo di montagna di giovanissimi e generazioni precedenti è il “Rapporto sul turismo enogastronomico2023 curato dalla ricercatrice Roberta Garibaldi che, analizzando il mondo del turismo enogastronomico in Italia nel suo complesso, evidenzia come l’esperienza del mountain food sia oggi diversa per la cosiddetta Generazione Z rispetto a tutte le altre che l’hanno preceduta.

Cibo di montagna e nuove tendenze turistiche: i dati del rapporto

Secondo il rapporto – che da sette anni analizza le tendenze del turismo enogastronomico nel nostro paese – l’attenzione degli under 25 sarebbe più orientata verso esperienze gourmet di alto livello in alta quota (ad esempio, presso locali con la stella Michelin) invece che verso esperienze “tradizionali”. Ad ambire all’esperienza stellata sarebbe infatti il 27% del campione di giovani tra i 18 e i 24 anni di età e il 22% della fascia 25-34 anni, mentre crollerebbe a picco con l’aumentare dell’età, arrivando a solo l’8% degli interessati tra gli over 65. La tendenza sarebbe invertita se si parla invece di ristoranti storici nella località di montagna prescelta per le vacanze: la ricerca di questo tipo di esperienza “classica” è abitudine per più del 75% tra gli over 55, mentre cala al 61% tra gli under 25.

Non solo: tra i nati dopo il 1995, cresce il desiderio di cimentarsi con esperienze attive di turismo enogastronomico (6 giovani su 10), con una netta preferenza per le attività sportive all’aria aperta – trekking, escursioni in bicicletta – e per le attività wellness come lo yoga, capaci di collegare fruizione del territorio ed esperienze gastronomiche originali e immersive. E’ in calo, invece, l’interesse per la visita ai luoghi di produzione come aziende agricole, caseifici o cantine: seppur sempre ricercate, queste esperienze vengono preferite dagli over 65 (80%, contro il 60% degli under 25), a esclusione di percorsi a tema birra e formaggi, che godono di un appeal maggiore tra i più giovani. Infine, se i cosiddetti Boomers frequentano volentieri i mercati di tipicità locali (53%), tra i giovani questo tipo di esperienza cala (39% tra la Generazione Z, 31% tra i Millennials).

Secondo la ricercatrice Garibaldi, i più giovani oggi sarebbero alla ricerca – anche in montagna – di esperienze uniche, attive, divertenti e che combinino cibo di alta qualità e altre attività di intrattenimento e formazione (il cosiddetto edutainment), meglio se all’aperto.

Turismo enogastronomico in montagna: trend da seguire o da ridimensionare?

I dati evidenziano nel loro complesso una crescente ricerca di esperienze, di attrattiva, di qualità. Il turismo montano diventa esigente, chiede più gourmet che tipicità, e la domanda che sorge spontanea è una: quanto sono chiamati i territori montani a rispondere a questi trend? Quanto, invece, dovrebbero tutelare le specifiche di un territorio anziché virare verso la turisticizzazione dello stesso?

In altre parole: c’è margine per i territori di scegliere che turismo offrire, e quanto il cosiddetto turismo esperienziale fa bene ai territori di montagna? La domanda è aperta, e non può essere data una risposta senza considerare in questo processo anche l’impatto che certi tipi di approcci turistici possono avere sulla gente che i territori li abita e li fruisce tutto l’anno, non solo nel momento del boom turistico.

Ristoranti gourmet, stelle Michelin, percorsi esperienziali food & wellness fanno davvero bene alla montagna nel suo complesso, o e veicolano soltanto la consueta – e pericolosa – immagine da “parco divertimenti” per turisti danarosi, da lunapark in quota pronto a soddisfare i capricci di chi cerca adrenalina scenografica e non comprensione di un territorio e delle sue dinamiche?


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