Montalto-Carpasio è il genere di paese che fa innamorare istantaneamente dell’entroterra ligure chiunque vi posi sopra lo sguardo, anche solo da lontano. Sarà che sbuca da dietro un curvone senza preavviso e tu che stai guidando non te l’aspetti: te lo ritrovi davanti, alto sopra la strada, arroccato sulla destra, con le case dai colori tenui e terrosi ammassate a livelli una sull’altra e un abbraccio largo di vigneti e uliveti tutt’attorno. Sarà che per arrivarci devi mollare la strada principale che sale nella Valle Argentina e prendere una sottile traversa panoramica che rende l’accesso al paese quasi elitario, una sorta di privilegio.

Il fatto è che quando ho parcheggiato ho pensato che Montalto è probabilmente il genere di luogo capace di rendere la vita un po’ più dolce.

Due paesi, unico comune

«Montalto è chiamato “il paese romantico”», mi spiega il sindaco Mariano Bianchi. «Una leggenda narra che l’abitato nacque da una fuga d’amore, quando una coppia di giovani dovette fuggire da Badalucco per non sottostare allo ius primae noctis da parte del conte di Ventimiglia, e si nascose proprio a Montalto…». Vero? Falso? Chissà. La storia conferma che il conte Oberto di Ventimiglia fosse un vessatore e che la gente si sottraesse volentieri al suo dominio, formando così piccoli abitati dalla vocazione prevalentemente agricola che ancora oggi mantengono una sorta di aura riservata, magica, come di posti volutamente nascostisi in disparte per stare più tranquilli.

Mi domando se questo non sia il tipo di posto dove sottrarsi al mondo, dove accoccolarsi in cerca di una vita più lenta, più serena: un paese di mezzo, vicino alla riviera eppure lontano, comodo eppure riparato. Ma oggi alla dimensione rurale se n’è affiancata un’altra, quella turistica e soprattutto straniera, che nei mesi estivi riempi il paese di tedeschi, inglesi, olandesi. Micro-universi montani che parlano le lingue del mondo, scoperti prima dagli stranieri che dagli stessi italiani: un grande classico. Perché mai dobbiamo sempre aspettare che la nostra quieta bellezza ce la mostrino gli altri?

Ma qui è necessario fare un passo indietro, altrimenti si rischia una gran confusione. Partiamo dal nome attuale del comune: Montalto – Carpasio. Ché in realtà il comune è uno ma i paesi che lo formano sono due, Montalto Ligure e Carpasio, appunto, che nel 2018 con un referendum si sono fusi in un’unica struttura amministrativa… Sono stati i primi della Liguria a farlo. Montalto Ligure è il “front man” del comune, panoramico e d’impatto, bellissimo nel suo intrecciarsi di vicoletti, carrugi e scalette contorte e nel suo sbucare in piazzette dall’atmosfera retrò. Carpasio, invece, ne incarna l’anima montana: se ne sta un bel po’ più su, al confine tra la Valle Argentina e la Valle del Maro, e a dirla tutta è a quest’ultima che gli abitanti di Carpasio sono sempre stati più legati, sia per economia che per parrocchia e amministrazione. Oggi le cose sono cambiate, l’asse di appartenenza si è ribaltato sul crinale della vallata e Carpasio si è unito a Montalto Ligure, in una fusione che è stata soprattutto una scelta di cooperazione, di superamento di labili confini campanilistici a favore di un sano pragmatismo tutto montano: insieme si spende meno e si ottiene di più.

Artigiani in paese

Nelle mie peregrinazioni nella Valle Argentina, a Montalto – Carpasio ho dedicato un’intera giornata. Un po’ perché ho voluto perdermi – letteralmente perdermi – nei carrugi del paese, che ho trovato di una bellezza incredibile: un susseguirsi di angolini, di vasi di fiori poggiati sui gradini, di gatti sonnecchianti tra vecchie pietre e di minuscole cappelline votive nelle nicchie dei muri. Di tanto in tanto uno slargo o una piazza, come quella su cui si affaccia si affaccia la chiesa di San Giovanni Battista, oppure un orto o un giardino nascosti tra muretti a secco, come quelli che conducono fino alla Pieve di San Giorgio, risalente al XII secolo.

Ma la visita al paese è durata tanto perché vi ho trovato qualcosa di inaspettato: una rete vivace di piccoli artigiani che sono tornati ad abitare e vivere il centro storico grazie alla lungimiranza del comune, che ha pensato bene di offrire gli spazi ristrutturati a prezzi assolutamente competitivi per favorire un ritorno non solo turistico, ma anche artistico e produttivo. Come Emanuele Cannoletta, giovanissimo orafo di lunga tradizione familiare, che insieme alla moglie Elena lavora tra Montalto e Sanremo nel suo Laboratorio Lunamante, dove realizza gioielli personalizzati e unici. Oppure come Andrea Novella di Bardic Strings: liutaio e arpista, disegna e realizza arpe artigianali, arpe celtiche e strumenti musicali antichi. Ma anche come i musicisti – anche stranieri – che si trasferiscono qui per studiare o comporre, attratti anche dal festival annuale di musica classica e pianoforte, oppure gli scrittori che in questi carrugi trovano il silenzio e la pace necessari per creare…