domenica , 25 Febbraio 2024

Un nido per chi passa di qua

Fuori fa freddo, è calata quella pioggerella tardoestiva che si schiaccia sulla vallata come una coperta umida. In montagna è così, il maltempo lo vedi arrivare: nubi gonfie e grigie che si addensano appena oltre la linea frastagliata delle creste, per poi scivolare giù in un velo di pioggia insistente, nebbiosa.

Case Carmeli sbuca dal bosco come un accrocco di pietre grigie, qualche antenna televisiva su tetti in ciappe d’ardesia e un vago senso di nido protettivo ad ammantare le scalette umide e i vicoli lastricati.

Sulla porta di casa sua, Silvana Alberti ci aspetta con un grande sorriso, un ombrello aperto e qualcosa tipo dieci gatti bianchi e neri appollaiati sui gradini, sulle balaustre e nei vasi di fiori. Tra le mani regge una ciotola piena di lunghe zucchine di Albenga, appena raccolte dall’orto: «Entrate, entrate! Ah, questa pioggia. Ma venite, ho già messo su il tè».

“Io qui ci sono nata”

Case Carmeli è una delle tante borgate che punteggiano i dintorni di Realdo, nell’alta Valle Argentina ligure. Tra tutte, però, ha una particolarità: mentre le altre sono poste a monte dell’abitato principale e si popolavano (e popolano tutt’ora) principalmente nella stagione estiva per i lavori di pastorizia in alpeggio, Case Carmeli è situata a valle, più in basso della “Ca’ da Roca”. Oggi a Case Carmeli abitano in pianta stabile soltanto tre persone: Silvana, suo marito Guido e Giuseppe Cotta, realdese di origine e tornato quassù dopo la pensione. Silvana ci fa accomodare in una piccola e accogliente cucina foderata di perline di legno rossiccio, riscaldata dal calore di una bella stufa e invasa dal profumo dolce del tè.

«Io qui ci sono nata», racconta. «Proprio qui, in questa casa. È la casa della mia famiglia». Le sue parole tracciano una storia comune a tante persone di queste zone impervie: una vita di lavori in campagna, poi la necessità di cercare lavoro altrove, e quindi la discesa sulla Riviera dei Fiori dov’era più facile trovare un impiego e dove Silvana ha lavorato per lunghi anni come cameriera.

Al momento della pensione, però, la montagna ha chiamato: lei e il marito hanno deciso di tornare nel luogo dove avevano entrambi le radici, cioè la minuscola borgata di Carmeli. «Abbiamo sistemato alcuni appartamenti», spiega la donna. «Abbiamo fatto tutto praticamente da soli, Guido è un tuttofare e siamo riusciti a ristrutturarle bene. Adesso sono piccole case vacanze per chi vuole visitare questa zona».

Al pianterreno, ad esempio, c’è Casa Primula: un minuscolo nido raccolto, attrezzato per due persone e fornito di qualsiasi cosa possa servire. Silvana e Guido stanno poi lavorando per aprirne un secondo spazio, per gruppi più numerosi. Sarà pure su di età, questa bella donnina rotondetta, ma è un tornado di energia e di dolcezza. «Sai che ho imparato a usare l’internet e la mail apposta per gestire le case vacanze? Ho caricato l’appartamento su Booking e prendo le prenotazioni da lì», racconta fiera. «Pure quest’anno, con il Covid e tutto quando, ho avuto tante prenotazioni… Soprattutto stranieri, sai? È una soddisfazione».

«Mi piace far conoscere alla gente il nostro paese, far scoprire la bellezza di questa terra. Far capire, anche, come mai noi siamo tornati. Cosa ci tiene legati qui, anche dopo tanti anni».

Giuseppe Cotta, uno dei tre abitanti di Case Carmeli

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