lunedì , 24 Giugno 2024

Grand Tour, un “sentiero capace di futuro” per le nostre terre alte

Camminare per conoscere i territori e le aree interne. E, con esse, conoscere anche le realtà che le tengono vive, le buone pratiche di sviluppo locale, le occasioni di fare rete: storie di comunità, di restanza, di capacità di immaginare un futuro sostenibile per zone e paesi considerati marginali. È questo il nocciolo del “Grand Tour”, l’iniziativa di trekking e incontro promossa dall’associazione RIFAI (Rete Italiana dei Giovani Facilitatori per le Aree Interne) e realizzata grazie al sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, che l’anno scorso ha visto la sua prima edizione nelle valli piemontesi e che prossimamente porterà invece a camminare nel territorio interno friulano, costruendo momenti di scambio tra giovani escursionisti e realtà locali. «Il senso è quello del cammino, quindi di un tempo lento, per ascoltarsi e per andare a conoscere quelle esperienze che promuovono la rigenerazione territoriale nelle aree interne» spiega Giulia Cerrato di RIFAI, guida e organizzatrice della prima edizione del Grand Tour. «L’idea è nata durante una chiacchierata tra persone che, a vario titolo, si occupano di montagna e di territori interni, con l’intento di creare occasioni di incontro, di contaminazione, di riflessione… Partendo laddove era partita l’esperienza di RIFAI, in Valle Stura».

[Questo articolo è stato pubblicato su L’Altramontagna il 24 marzo ’24] 

Un “sentiero capace di futuro”

Se in passato il Grand Tour era il lungo viaggio nell’Europa continentale dei giovani aristocratici europei alla scoperta della politica, dell’arte e della cultura dei vari paesi europei, il Grand Tour promosso da RIFAI porta il senso di conoscenza nelle aree marginali del nostro paese, quelle montagne e quelle valli spesso misconosciute, ignorate dal turismo di massa e che quindi si trovano spesso appiccicata addosso l’etichetta di “vuote”. «Abbiamo ideato un itinerario focalizzato sul conoscere modelli di innovazione sociale e di inclusione giovanile nell’impegno civico, imparando direttamente dai comuni e dalle aree interne che li attuano» ha spiegato Giulio Nascimben, socio di RIFAI, co-ideatore e partecipante al Grand Tour 2023. «Si è trattata di un’esperienza insolita che ha unito sport, natura, socialità e formazione, una Summer School itinerante per incontrare sul territorio esempi concreti di progetti vincenti in aree montane e dare un grande messaggio di speranza per i luoghi più affascinanti del nostro Paese: di fronte alle sfide, possiamo essere agenti di un cambiamento auspicato e necessario».

La prima edizione del Grand Tour si è svolta a settembre 2023 nelle valli piemontesi: l’itinerario, durato sette giorni, è partito da Rittana (Valle Stura) e ha toccato nelle tappe successive i comuni di Pradleves (Valle Grana), Poggio San Damiano (Valle Maira), Melle (Valle Varaita), Oncino (Valle Po), Rorà (Val Pellice) e Pomaretto (Valle Germanasca), per un totale di 130 chilometri complessivi e sette valli attraversate, tra sentieri alpine, borgate e alpeggi in quota. Tredici i partecipanti, under 35 e a vario titolo attivi nei propri luoghi con progetti di animazione e rigenerazione territoriale, per innescare un confronto fattivo e costruttivo dall’incontro con realtà già attive in montagna. Insomma, per poter dire insieme “Si può fare!”. «Il Grand Tour è stato il tentativo di iniziare a tracciare un “sentiero capace di futuro”, che percorrendo varie tappe lungo le nostre montagne ci porti ad incontrare realtà, persone ed esperienze capaci di dimostrare che c’è speranza, c’è fermento, e che una vita in montagna è possibile» spiega ancora Giulio Nascimben. «Un tentativo di raccontare a tutti i giovani che ci hanno seguito che esiste un nuovo modo di intendere le montagne che ha bisogno di essere sostenuto e nel quale loro, che sono il futuro del paese e della montagna, possono impegnarsi perché possa diventare una realtà». 

Dalle cooperative locali alle amministrazioni: le realtà incontrate

Economia, sviluppo sostenibile, comunità, rinascita: le esperienze incontrate dai partecipanti al Grand Tour nel corso del cammino sono ruotate tutte attorno all’idea che, anche laddove pare non ci sia niente, in realtà nascono, crescono e si sviluppano occasioni di lavoro, buone prassi, pratiche virtuose per i territori e per le genti che li abitano. Ecco allora che i ragazzi e le ragazze del cammino hanno incontrato il Distretto Montagna Futura – che anima quattro piccoli comuni della Valle Stura con eventi e proposte culturali – e l’Ecomuseo del Castelmagno, che valorizza le attività tradizionali e la produzione casearia del proprio territorio. Ancora, sono state conosciute la Cooperativa Emotion Alps e la rete InGrana (attive nel riavviare attività economiche locali in valle Grana e nel favorire lo scambio di mezzi e strumenti tra le aziende partner), la borgata di LoPuy rinata grazie all’impegno della comunità, l’esperienza degli Antagonisti e del Birroschio, così come la Cooperativa di Comunità Viso a Viso a Ostana, l’Ostello Villa Olanda a in val Pellice e l’Associazione Sviluppo Pomeretto nell’omonimo comune, attiva nella promozione delle filiere locali.

«Attraverso le domande che ti vengono fatte capisci quale percezione hanno gli esterni del tuo territorio e quali hai tu personalmente. Le versioni quasi mai coincidono» racconta Nicola Salusso, dell’Ostello Villa Olanda di Luserna San Giovanni, alla domanda in merito a che cosa abbia significato raccontare il proprio territorio a chi non lo conosceva. « Ed è bello capire cosa pensano gli altri del posto in cui vivo e dell’idea che ne hanno, e di conseguenza di quella che ho io. Pensi che ti vengano fatte delle domande invece puntualmente le domande sono molto diverse e variegate. Inoltre, quando si racconta un territorio – il proprio territorio che si pensa di conoscere molto bene – si cerca di dare un punto di vista generale e non individuale. Il gruppo era interessato sia agli aspetti più generali ma molte volte andava a cercare nel particolare e nell’individuale…». Secondo Salusso, il valore di un’esperienza come in Grand Tour sta proprio nel cammino, nell’avvicinarsi ed entrare in comunità diverse lentamente e in silenzio, che permette di «esplorare un luogo sotto diversi punti di vista: sociali, culturali, storici, economici, logistici, topografici e linguistici».

«Ritengo importante il confronto, che soprattutto con i giovani è molto interessante» racconta Danilo Breusa, sindaco di Pomaretto. «L’impatto che giunge dall’esterno per noi sindaci è molto significativo, ci dà una visione diversa e nuova. Sarebbe bello, se possibile, far fermare questi ragazzi sui territori per alcuni giorni, per raccogliere da loro nuove proposte innovative per il futuro delle nostre piccole comunità». 

Turismo come risorsa, contro un’idea neocoloniale della montagna

L’esperienza del Grand Tour si inserisce nel solco delle attività, dei progetti e degli approfondimenti che la rete di RIFAI da anni costruisce sui territori interni italiani, provando a immaginare e costruire insieme ai più giovani nuovi modi per restare (o tornare) a vivere le aree interne, valorizzandone le potenzialità senza idealizzarne o mistificarne la narrazione mediatica. «Da un lato c’è quell’immagine di idilliaca arretratezza fatta di borghi in pietra, pascoli e vette silenziose in cui raramente compaiono anche gli abitanti dei territori, quasi come ci si muovesse in uno spazio vuoto in cui rigenerarsi dagli stress della vita moderna» spiega Fabiana Re, che in RIFAI si occupa di comunicazione. «A ben pensarci è un’idea neocoloniale della montagna, vista come un insieme di risorse naturali e paesaggistiche di cui appropriarsi all’occorrenza, una destinazione del benessere senza una propria caratterizzazione. Dall’altro lato c’è il rischio di ricadere in una visione militante che romanticizza la vita di montagna e la oppone nettamente al modello urbano per esaltarne soltanto i pregi, tipicamente “l’aria pura” e “il senso di comunità”. Raccontare la montagna oggi significa accettare la sfida di muoversi nella complessità di territori rugosi, che tra le loro pieghe nascondono incredibili risorse naturali ma anche criticità non irrilevanti. Per noi significa ricercare e narrare le esperienze di innovazione sociale ed economica che vi stanno fiorendo, mantenendo però uno sguardo attento e capace di cogliere le problematicità che le aree interne affrontano, spesso strutturali figlie di decenni di politiche sbagliate».

In quest’ottica, il Grand Tour si configura come una proposta di cambio di passo, e come un tentativo (riuscito) di parlare di turismo nelle montagne italiane in ottica di rete e di risorsa, anziché di sfruttamento: «Come RIFAI sogniamo un turismo fatto dalle comunità, in cui interi paesi diventano casa temporanea di chi li visita con lentezza per scoprirne le unicità» continua ancora Fabiana. «Il Grand Tour – cioè una settimana di cammino alla ricerca delle esperienze di innovazione sociale e imprenditoria di comunità che unisce sport, natura e una conoscenza vera dei territori e degli abitanti che li presidiano e ne hanno cura – va in questa direzione. Nella nostra rete riuniamo tante realtà che fanno questo quotidianamente e promuovono una nuova idea di turismo. Sono realtà piccole, ma messe insieme possono fare rumore». 

Le foto sono state gentilmente concesse da Giulio Nascimben (IG: @elgatogugo)

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