lunedì , 24 Giugno 2024

Riflessioni a caldo sul Piano Borghi

Ho sempre pensato che tra chi fa le leggi e chi ne dovrebbe beneficiare ci fosse una spaccatura nettissima, a volte impercettibile e a volte più evidente ma sempre presente. Quando si parla di aree interne e montane, quella spaccatura tende a diventare un baratro… Probabilmente perché, troppo spesso, chi pontifica rispetto a queste zone abita da tutt’altra parte, vive certi territori per vacanza e non per quotidianità e vi guarda come a delle graziosissime cartoline idilliache da mungere di suggestioni instagrammabili. Non me lo spiego altrimenti.

Questa impressione di scollamento tra “mondo reale” e “mondo della politica” è acuita in questo periodo dalle evoluzioni del cosiddetto Piano Nazionale Borghi, lanciato in pompa magna dal Ministero della Cultura grazie agli ingentissimi finanziamenti del PNRR… Già, perché stanno emergendo numerosi problemi, almeno per quanto riguarda la linea di finanziamento “A” (quella cioè che andrà a beneficiare 21 comuni, uno per regione, con 20 milioni di euro ciascuno): il bando lascia infatti alla discrezione delle Regioni la scelta dei comuni a cui devolvere questa paccata di soldi, con il risultato che ciascuna fa da sé, i criteri di scelta non sempre risultano chiari e i Comuni litigano. Di fatto, la selezione è una specie di “lotteria” da vincere.

Ora, io non sono una politicante e non voglio correre il rischio di semplificare troppo la questione, ché a fare slogan e proclami sono buoni tutti ma poi fare le cose è tutt’altro paio di maniche. Però… Però non posso fare a meno di pensare che mettere “tutti contro tutti” con una sorta di legge della giungla formato PNRR, in cui pochissimi risultano beneficiati a danno di tantissimi altri, non è quello di cui i territori marginali, rurali e montani hanno bisogno. Tutt’altro. Non mi piace per niente questa sorta di concessione dall’alto che incorona qualcuno (20 milioni di euro sono tanti…) a discapito di tutti gli altri. Fatto così, per me il bando non fa che acuire differenze e malumori e rendere alcuni (pochi) paesi solo preda di speculazioni future.

A tal riguardo, condivido le parole del presidente di Uncem, Marco Bussone: «[…] I paesi e i campanili dovevano essere spinti a lavorare insieme, superando i municipalismi che, invece, i bandi del Pnrr stanno esasperando. Tutti contro tutti. Alla ricerca di denaro, da restituire a Bruxelles, che non siamo certi darà soluzioni vere alle sperequazioni dell’Italia. Palazzo Chigi e i Ministeri ascoltino il grido disperato dei sindaci dei Comuni. Non permettano di sprecare le risorse economiche disponibili. A partire dai paesi». Ma condivido anche quelle di Michele Corti, di Ruralpini, che sottolinea tutte le incongruenze di questo bando, della creazione dei borghi-bomboniera, e di quanto tutto questo c’entri poco con le reali necessità delle terre alte.

A me inquieta, questo andare avanti a discapito delle osservazioni e delle critiche degli addetti al lavori: non è che sotto ci sono altri interessi? Non è che sotto sotto qualcuno in montagna ci vuole speculare, altro che ripopolare?

Erica Balduzzi, 28 febbraio 2022

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