lunedì , 24 Giugno 2024
turismo territori da potenziare

Montagna o montagne?

Ogni volta che metto piede in un territorio, che esploro un paese, che parlo con i suoi abitanti… Mi rendo conto di quanto ciascun luogo sia un concentrato di specificità. In montagna, questo è quasi più accentuato che altrove: ogni piega di terra, ogni accrocco di case pietrose, ogni valletta ha la sua unicità: una variazione di dialetto, un piatto tipico diverso dal paese vicino, una caratteristica storica che ne ha determinato lo sviluppo o l’abbandono… Una gamma di sfumature visibili solo quando ci si prende il tempo di osservarle e rispettarle.

📌 Non esiste una montagna sola, ma esistono infinite montagne, magari simili ma diverse, e non è giusto – credo – parlarne come se fossero sempre una cosa sola, come se queste sfumature non esistessero. La montagna degli escursionisti è diversa dalla montagna degli allevatori, e in montagna non ci sono solo allevatori e pastori ma anche gente che fa altri lavori e che affronta problematiche diverse da quelle affrontate dai casari.

Perché il tema della “diversity” tira tanto dappertutto, ma quando si parla di territori marginali anche le persone o le realtà più progressiste cedono allo stereotipo da “nonno di Heidi”? Per ignoranza? Menefreghismo? Per incapacità di leggere un territorio articolato e complesso, o perché semplicemente non fa comodo provare a capirlo?

Interrogarsi sulla molteplicità dei territori montani significa accettare che non siano solo luoghi ameni da villeggiatura, a uso e consumo di chi sale e vuole trovare a tutti i costi il “tipico” , cappelli in feltro e odore di vacca inclusi. Significa accettarli come luoghi-soggetto, non solo come luoghi-oggetto o luoghi -consumo.

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