“Il filo conduttore del mio lavoro è sempre stato la natura. Esplorarla, conoscerla e veicolarla in ciò che creo è il mio modo di tradurla, il mio modo di comunicare. E la montagna, per me, è un grande elemento di radicamento: me ne sono accorta da giovanissima, quando me ne sono andata all’estero per qualche tempo e la mia Valtellina, che prima mi stava così stretta, ha cominciato a mancarmi tantissimo”. Per metà romana e per metà valtellinese, Martina Mascadri ha 31 anni, un’energia contagiosa e una creatività manuale e artigiana che le permette di creare vere e proprie meraviglie: è un’orafa, produce gioielli in argento e pietre naturali e racconta sui social la sua quotidianità e il suo lavoro. Il suo marchio Lares Gioielli è espressione e condensato di ciò che per lei è importante, e cioè la natura: non a caso, lares in dialetto valtellinese significa larice, uno degli alberi più rappresentativi del mondo montano.
Tornare a casa, crearsi un lavoro
“Ho sempre vissuto in Valtellina, circondata dalle montagne” spiega Martina “Eppure, quando ero piccola odiavo questa valle: mi sembrava che non ci fosse niente da fare e non vedevo l’ora di andarmene via”.
Quando ha compiuto diciannove anni, il bisogno di fuga è diventato realtà: è partita e si è trasferita in Portogallo, alla ricerca di nuovi orizzonti e nuove possibilità. Quello che non aveva immaginato, tuttavia, era la nostalgia che avrebbe provato: “Mi mancavano casa e le mie montagne” ammette infatti “Stando lontana, mi sono accorta che ero andata via senza aver mai provato ad apprezzare davvero la mia valle. Ero all’estero e mi rendevo conto che cercavo paesaggi e atmosfere di casa, e che quando raccontavo da dove venivo mi trovavo a vedere la mia valle con occhi diversi. Così, dopo sei mesi sono rientrata, con il desiderio forte di riscoprirla”. Martina ha quindi iniziato a esplorare i sentieri e i boschi, a conoscere nuovamente una montagna che aveva frequentato da piccola ma che prima di allora non aveva mai scelto davvero come casa: nel frattempo, ha svolto diversi lavori che le hanno permesso di trovare un buon equilibrio tra vita personale e professionale.
Con l’avvento della pandemia, però, questo equilibrio si è incrinato. “I due mesi di lockdown a casa mi hanno mandata in tilt” ammette Martina “E non perché li abbia vissuti male: al contrario, ero a casa dal lavoro ma ricevevo comunque uno stipendio, abitavo in una bella casetta nel bosco e uscivo spesso in mezzo alla natura con i miei cani. Era una situazione unica, e rallentare è stato bellissimo. Eppure, ho iniziato a chiedermi se il mio lavoro da Decathlon era ciò che volevo fare per tutta la mia vita; mi è salita l’ansia all’idea di riprendere a lavorare”.
Da queste domande ha iniziato a interrogarsi, a chiedersi che cos’altro potesse fare: ogni idea che le veniva, aveva a che fare con la natura. Una su tutte le risuonava particolarmente: creare gioielli con i fiori e la resina, un’arte che aveva visto da poco tramite i social e che allora non era ancora molto diffusa. Così, si è procurata l’occorrente e si è messa in gioco: i fiori li raccoglieva attorno a casa, e da essi ricavava gioielli unici. “Avevo 24 anni e questa attività non è nata come un lavoro, ma come un modo per radicarmi e per trovare un senso alla mia vita: ho aperto una pagina Instagram e ho iniziato a pubblicare ciò che producevo e regalavo alle amiche. Era quasi per gioco, una cosa che facevo per me”. Un gioco che, tuttavia, ha funzionato: dopo un primo natale in cui i suoi gioielli hanno avuto un ottimo riscontro, Martin ha deciso che voleva prendere questa attività sul serio e ha aperto partita Iva, contando all’inizio sulla sicurezza offerta dal lavoro dipendente.
“Forse mi è andata bene perché non ho mai avuto problemi a mostrarmi, a raccontare ciò che facevo, a portare la gente con me nella mia attività” spiega Martina “Immagino che in un mondo social sempre più pubblicitario, un approccio smanettone come il mio è piaciuto molto; io sono davvero così come mi presento sui social, non c’è artificio commerciale, e questo credo faccia la differenza”.
Dalla resina all’argento
Il passaggio dalla resina all’argento è stato abbastanza logico, per una persona così legata al mondo naturale: “lavorandola, mi sono resa conto che la resina è dannosa, è una materia plastica. Questa cosa ha cominciato abbastanza presto a starmi stretta: prendere fiori vivi e metterli sotto resina aveva qualcosa che non mi risuonava, volevo fare un passo in più”. Un’amica con cui era in contatto si era da qualche tempo avvicinata alla lavorazione dell’argento, e il passo è stato facile: una volta compreso che il metallo poteva dare più possibilità rispetto alla resina, Martina le ha chiesto di insegnarle a usare la fiamma per provare questa nuova lavorazione.

“Mi ci sono avvicinata con leggerezza, lei mi ha mostrato come fare e poi mi ha messo all’opera” racconta Martina, ripercorrendo le tappe che l’hanno portata a specializzarsi in quest’arte “Però questo cambiamento mi intrigava: così ho iniziato a lavorare part-time e ho integrato la produzione di resina con i primi tentativi in argento, anche per testare un po’ l’effetto sul mio pubblico. Era il 2022: in quell’anno mi sono promessa che avrei mollato definitivamente il lavoro dipendente quando fossi riuscita a ottenere con l’artigianato uno stipendio pari a quello in negozio. Ce l’ho fatta nel giro di sei mesi”.
Potersi dedicare a tempo pieno all’artigianato è stato per Martina fondamentale per crescere, sperimentare e perfezionare uno stile e una visione personale del mondo dei gioielli in argento, ben presto integrato con quello delle pietra naturali: “Ho trovato un ottimo fornitore a Roma, di cui mi fido” racconta “Anche il mondo delle pietre naturali può essere ostico e nascondere lati d’ombra, di sfruttamento e di inquinamento. Voglio che le pietre che uso abbiano origini etiche”. A questo si lega anche un altro progetto, quello cioè di creare gioielli usando i vetri levigati ce si recuperano in spiaggia, per valorizzare un’idea di recupero e di non spreco. “Ci sto lavorando” ride Martina.
Lare Gioielli oggi
Oggi Lares Gioielli è un vero e proprio brand di oreficeria su commissione, ispirato ai temi della natura e che offre opere altamente personalizzate, e Martina propone anche workshop one to one di oreficeria, per condividere la sua passione e le sue competenze. Competenze che, ci tiene a specificarlo, sono frutto di un percorso interamente autodidatta: “chi frequenta le scuole di oreficeria ha probabilmente strumenti e nozioni che a me mancano, o che io devo integrare continuamente in autonomia. Tuttavia” aggiunge “credo che aver imparato da sola mi abbia permesso – e mi permette tutt’ora – di trovare soluzioni originali, percorsi nuovi, e di sentirmi sempre in viaggio, sempre in sfida con me stessa per migliorare. Riesco a non dare tante cose per scontate, e questo credo si percepisca nei gioielli che creo.”

“Inoltre, questo approccio mi ha insegnato l’importanza del darsi tempo, darsi fiducia. Si impara solo con la pazienza, provando e riprovando, mettendosi in gioco. Quando ho iniziato a proporre i workshop, mi sentivo addosso un po’ di sindrome dell’impostore: come potevo io, che non avevo fatto una scuola, mettermi a insegnare? Però mi sono resa conto che questo può essere un punto di forza, fa sentire il percorso artigiano più a portata di mano, possibile anche per chi inizia da zero”.
Il grosso del lavoro di Martina si articola nelle commissioni, nella realizzazione cioè di gioielli unici, ispirati alle storie che i cliente condividono con lei: storie di felicità, di memoria, talvolta anche di tristezza e di lutto. “Sono storie che sento mi vengono date in custodia, e il gioiello che ne nasce, sia esso un ciondolo o un anello, è espressione di quella storia. Per me è molto importante che sia così, ed è una cosa bellissima. Questo lavoro mi permette di tirare fuori la mia parte emotiva che per tanto tempo ho nascosto, e di integrarla con le altre mie passioni, come il sollevamento pesi o la palestra. Ho un lato di forza e un lato più etereo, e sto imparando che si può essere entrambi, non è sempre necessario scegliere”.
Fare artigianato in montagna
Quando le chiedo se, come artigiana, abitare in una zona di montagna sia un limite o una risorsa, Martina ci pensa su un attimo. “In realtà, l’unica criticità che mi viene in mente è il fatto che tutti i fornitori sono lontani” dice “Questo mi costringe a comprare online; forse se avessi fornitori più vicini, sarebbe più facile sperimentare. Inoltre, c’è la scarsità di opportunità come fiere o eventi. Però, onestamente, non so se lo definirei un limite: è più che altro un dato di fatto, perché alla fine io lavoro prevalentemente tramite contatti generati online, quindi…”. Oggi Martina abita in una casa con il laboratorio a Morbegno, insieme ai suoi due cani e a tre galline: “Non riuscirei a fare ciò che faccio se non vivessi qui” ammette “Ho imparato ad amare questo territorio, mi son radicata nella mia valle, da essa traggo ispirazione e nutrimento. Certo, credo che se abitassi altrove avrei altri stimoli e quindi creerei altro: ma sinceramente, fatico a immaginarmi altrove”.

Le bellissime foto a corredo dell’articolo sono opera della fotografa Serena Morandi
Montanarium