“Vivere in montagna mi insegna il senso del limite”

“La montagna insegna il limite, il quanto basta… E insegna che una terra definita marginale può essere anche e soprattutto una terra di incontro e di conoscenza. Di sé stessi e del territorio”.

A parlare è Chiara , donna forte e visionaria che da anni cerca di tenere viva la borgata montana di Sussia, sopra San Pellegrino Terme (BG), a circa mille metri di quota sulle Prealpi Orobie. Ma che cosa significa tenerla viva? “Presidiarla, ovviamente, perché senza presidio fisico costante la montagna muta e perde la forma con cui la conosciamo e la viviamo anche oggi” spiega Chiara. “Ma anche e soprattutto conservarne il sapere e le storie, prima che scivolino nell’oblio. E bada bene: ogni sentiero, ogni muretto, ogni traccia nei boschi racconta una storia quassù, perché questa è sempre stata nei secoli una montagna viva. Ogni volta che vedo un muretto a secco, non posso fare a meno di pensare a chi l’ha costruito”.

Per comprendere ciò che intende Chiara, bisogna fare una piccola premessa geografica. La borgata di Sussia è una delle borgate montane del territorio di San Pellegrino Terme, località della Valle Brembana bergamasca nota per le acque termali, il liberty e l’omonima fabbrica di acqua e bibite in bottiglia: ma la fama del paese lungo il Brembo è cresciuta soltanto a partire dalla metà dell’Ottocento, richiamando a valle i montanari che per secoli avevano invece abitato le terre alte, allevando animali e vivendo di sussistenza in quota. Lo sviluppo di San Pellegrino Terme offrì a molta gente possibilità di lavoro ed emancipazione che la dura vita montana non poteva dare, e così iniziò l’emorragia demografica che portò al progressivo spopolamento delle borgate. Sussia compresa. Il bosco avanzò, si mangiò i pascoli dedicati agli animali, molti sentieri sparirono, le baite vennero lasciate.

“Io però non me la sento di criticare chi scelse di scendere a valle e lavorare in fabbrica, o negli hotel del paese” specifica Chiara “Perché quella in montagna è sempre stata un’esistenza durissima, che chiede molto e restituisce poco”.

Insomma, oggi Sussia ha mantenuto soltanto un abitante stabile, mentre altre persone — compresi Chiara e la sua famiglia — si destreggiano tra vita-lavoro-servizi un po’ più vicino al paese e i giorni in borgata: un equilibrio inevitabile, perché se da un lato la vita in quota offre innumerevoli bellezze e ricchezze, al contempo richiede anche oggi grandi fatiche non sempre conciliabili con il quotidiano. Alcuni esempi? “Beh, banalmente io ho quattro figli” spiega Chiara “Finché dovevano andare a scuola e fare sport, era impensabile restare a Sussia. Calcola che quassù la strada agrosilvopastorale è arrivata soltanto da una dozzina d’anni, e solo perché abbiamo battagliato: altrimenti, sentieri nei boschi da fare a piedi. Oggi i figli sono tutti maggiorenni quindi posso destreggiarmi con più facilità tra il paese e la borgata. Mi piacerebbe restare di più a Sussia, ma con il mio lavoro di massoterapista è difficile”.

Presenza a Sussia: unico modo per presidiarla

La presenza, dice Chiara, è il nodo fondamentale. Lo spopolamento delle borgate alpine si riflette soprattutto nella fatica dei pochi rimasti a svolgere quei lavori che in passato erano sempre stati vissuti collettivamente, e che permettevano di fruire il territorio. Non solo: “Vivere in montagna ha sempre significato diventare poliedrici ed eclettici. Le genti delle nostre montagne sapevano fare un po’ di tutto, perché le distanze erano reali e così pure l’impossibilità talvolta di far arrivare maestranze da fuori. Chi abitava in quota sapeva di doversi arrangiare. In parte è così anche oggi”.

“La montagna “ conclude Chiara “Mi ha insegnato il senso del limite. Il quanto basta. Mi ha insegnato a dosare le forze, a comprendere fino a dove spingermi. Mi ha insegnato che è in montagna è tutto e sempre una questione di equilibrio: tra uomo e natura, tra uso e consumo delle risorse, tra ciò che si prende e ciò che si restituisce”

Chiara è stata ospite di una puntata di “Montanari in diretta”, il format con cui su Instagram parlo con persone che abitano e lavorano in montagna: una chiacchierata più che un’intervista, e soprattutto un’occasione per portare il tema del vivere le terre alte fuori dalla dimensione retorica di cui spesso lo si ammanta. Se vi va di ascoltare tutta la diretta con Chiara, la trovate qui 👇🏻

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