lunedì , 24 Giugno 2024

Il custode della memoria di ieri

Da fuori, è difficile immaginare che dietro il portone che Angelo Bonfanti ci apre con un sorriso si celi una straordinaria collezione di cimeli e attrezzi di lavoro, sottratti all’oblio del tempo dalla passione e dalla perseveranza di questo uomo dallo sguardo gentile. Eppure, è proprio così: è il museo etnograficoMaria fa töt di Vertova (BG), che Angelo ha costruito passo dopo passo, oggetto dopo oggetto, per custodire la memoria di un mondo – quello contadino e montanaro di queste vallate – che vedeva sbiadire un poco alla volta. Un luogo sospeso, in bilico sul tempo.

La memoria di ieri

“Custodisco perché, altrimenti, chi si ricorderà più come vivevamo?”.

Angelo me lo chiede prima ancora di avermi introdotta nel museo che è un po’ il suo mondo, la sua passione, la sua ragione di vita. Non so bene cosa rispondergli, e forse lui nemmeno se la aspetta, una risposta: ciò che dice è vero, della memoria di ieri si rischia di perdere ogni traccia. E me ne rendo conto pienamente quando apre il portone e ci fa cenno di entrare nel cortile, ingombro fino al soffitto di attrezzi ben disposti lungo le pareti, sul selciato, sotto l’arcata: la maggior parte di ciò che vedo esposto non saprei come o per che cosa usarlo. E’ un mondo che mi è alieno: eppure, penso con un certo senso di rammarico, è il mondo dei miei nonni, forse anche quello dell’infanzia dei miei genitori. “Vedi?” sorride lui. “Ora ti racconto. Quelli sono gli utensili che si usavano per fare il vino. Questo è un torchio. Quelli appesi là, invece, sono ferri di cavallo, e questo è il basto per i muli…”.

Di stanza in stanza, Angelo ci mostra gli ambienti che ha accuratamente ricostruito attraverso un paziente lavoro di ricerca, reperimento e catalogazione su tutto il territorio bergamasco: il museo “Maria fa töt” rappresenta una collezione di oggetti d’arte e di uso quotidiano che affondano le proprie radici soprattutto nel periodo che va dal XVIII al XX secolo, con attenzione particolare al periodo compreso tra le due guerre mondiali. Ecco allora che – con mobili antichi, attrezzature, utensili – sono stati ricostruite le stanze da letto delle case bergamasche del secolo scorso (con tanto di corredi e indumenti), la cucina, il magazzino e le aree di lavoro. Allo stesso modo, Angelo è riuscito a ricreare anche le botteghe dei vari mestieri antichi – il contadino, il vignaiolo, il calzolaio, il tessitore, il fabbro, il cestaio… – così come gli ambienti della scuola del tempo, o lo studio del medico condotto.

Tra macchine per macinare il mais e banchi in legno di quando ancora si usavano penna e calamaio, cesti di tutte le fogge e dimensioni. bambole in porcellana e utensili di una quotidianità ormai perduta, Angelo passa di stanza in stanza a raccontarci storie e memorie. Nelle sue parole c’è la sua infanzia, certo, e ci sono i ricordi: ma c’è anche la consapevolezza dell’importanza del preservare.

Un museo ispirato alla figura della madre

“Maria era mia madre” racconta ancora Angelo, quando gli chiedo da dove derivi il curioso nome del museo, che tradotto dal bergamasco significa ‘Maria fa tutto’. “Queste collezioni sono un modo per dare dignità alle donne come lei: donne umili, povere, che per mantenere la propria famiglia e i propri figli facevano qualsiasi lavoro, arrabattandosi come potevano. Donne che facevano tutto, appunto. Come mia mamma, che era una straccivendola e che riuscì a trarre dalla sua capacità di recuperare oggetti vecchi e apparentemente inutili il sostentamento per i propri figli”.

Il museo è situato nel paese di Vertova (BG), di cui Angelo è originario, proprio nel cuore del centro storico. La casa-museo è aperta su prenotazione ed è disponibile anche alle visite per scolaresche e gruppi interessati a conoscere meglio il mondo di ieri.

“Ci sarebbe molto materiale ancora da catalogare”, spiega Angelo. “Ma da soli è difficile. E’ una cosa che faccio non per la gloria o per il riconoscimento, ma perché penso che sia importante”.

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