Ultimamente ho riflettuto parecchio su quanto ci sia di “mitizzato” nell’idea stessa dell’abitare in montagna. Come se chi oggi compie questa scelta sia una specie di “eroe delle terre alte”, capace di portare sulle spalle tutto il peso di questa vita alternativa e fuori dagli schemi. Visionari, eroi, eremiti, solitari: così vengono spesso descritti quelli che attuano una scelta di questo tipo. C’è tutta questa enfatica narrazione del salvare, del resistere, del creare nuovi mondi in quota.

Che è bellissimo, eh, per carità, chi di noi è immune alla bellezza dell’utopia? Ma se poi ci spostiamo sul piano concreto, a che cosa serve questa retorica dell’eroe?

Un eroe è una persona fuori dal comune, il che pone le sue scelte nella dimensione di qualcosa che è possibile solo a pochi, magari pure un po’ folli. Non credo che questa narrazione enfatica di chi abita la montagna faccia bene alla montagna stessa, perché la trovo un modo molto comodo per sviare l’attenzione dal fatto che la montagna è stata abbandonata in larga parte non per destino naturale, ma per un concentrato di politiche polarizzanti di sviluppo e di incuria politica, sociale e lavorativa. Chi la riabita oggi lo fa nella consapevolezza di questo processo, e nella consapevolezza delle enormi fatiche che ciò comporta.

Insomma io non credo che servano eroi. Servono persone semmai, persone normali, e servono servizi, attenzione, focalizzazione e politiche personalizzate per territori diversissimi tra loro. Parlare di “eroi” toglie la responsabilità alla politica e la scarica sui singoli. Che, finché sono pochi, vivranno davvero tutta la durezza e la fatica che la vita in montagna priva di servizi comporta. E sì, così diventa allora davvero una vita da “eroe”, perché porta anche a rinunce, frustrazioni, difficoltà quotidiane che non tutti sono oggettivamente pronti a fare, né è giusto che lo siano. E’ un circolo vizioso. Invece servirebbe riportare il dibattito sulla vita in montagna a una dimensione più concreta, pratica e soprattutto “normale”. Non eroi ma cittadini.

Erica Balduzzi, 23 settembre 2021